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Sapete quale era una delle più importanti produzioni agricole che Mogliano Veneto vantava all’inizio del secolo?

Fino agli anni 60 Mogliano Veneto è stato un polo nazionale importantissimo per la produzione delle pesche. L’importanza che tale attività assumeva nell’ambito dell’economia moglianese si può facilmente desumere osservando il simbolo stesso del nostro comune: accanto ad una cornucopia, per antonomasia simbolo di abbondanza e prosperità, compaiono proprio tre pesche.

La peschicoltura interessava  il territorio di Mogliano Veneto e dintorni, arrivando ai comuni limitrofi (Preganziol, Csier, Casale sul Sile, Quinto, Zero Branco) ed interessando anche alcune zone del padovano e del veneziano.

Il punto di raccolta era una cooperativa situata strategicamente vicino alla stazione, punto da cui le pesche partivano per arrivare  in Austria, Germania e Russia; la drupacea moglianese era conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.

Dopo il secondo dopoguerra questa preziosa produzione è però andata persa, per estinguersi negli anni successivi, soprattutto perché il prodotto moglianese  era soggetto ad una forte deperibilità che lo ha fortemente penalizzato a favore di specie più forti, più produttive e facilmente conservabili.

Fortunatamente alcuni anni fa, l’Associazione Terre Venete, attraverso l’operato di Claudine Danis, ha avviato un progetto volto al recupero di queste specie di pesche; dopo estenuanti ricerche sono state recuperate le piante che in passato hanno contribuito in modo significativo a creare ricchezza e donare lustro al nostro territorio.

Alcuni coraggiosi agricoltori hanno poi accettato la sfida di rimettere in produzione queste pesche investendo in termini di spazi, risorse e tempo, alimentati dal desiderio di recuperare qualcosa di importante per il proprio territorio ed offrirlo ai propri concittadini, affrontando non pochi ostacoli e difficoltà. Gli agricoltori che hanno aderito e si sono cimentati in questa avventura sono: l’Azienda Agricola di Checchin Luca, l’Azienda Agricola di Spigariol Tiziano, l’Azienda Ortofrutticola Gatti, l’Azienda Agricola di Germin Lucia & C. e l’Azienda Agricola Agritech di Giusto & C..

La peschicoltura di queste varietà del passato recuperate (Carraro, Lorenzini, Brancia, Settembrini, Lavaroni) si caratterizza per impiego di metodi di coltivazione inevitabilmente più naturali possibili e poco aggressivi, pur non godendo della certificazione biologica poichè l’esigua produzione non ne giustifica per ora il costo da sostenere per l’ottenimento della stessa.

Ci sono voluti alcuni anni per arrivare alla produzione delle prime pesche ma il risultato ottenuto gratifica pienamente gli sforzi fatti.

Le pesche di Mogliano che appartengono all’antica tradizione si caratterizzano per essere particolarmente succose, saporite e delicate al tempo stesso, dolci e profumate, un po’ selvatiche; si tratta di una pesca a pasta bianca che in alcune specie al suo interno, vicino al nocciolo, evidenzia colorate striature rossastre.

Rimane una pesca di facile deperibilità, che va raccolta matura, e quindi con estrema cura ed attenzione, e consumata nell’arco di qualche giorno; tutto questo però non fa altro, agli occhi di chi sa apprezzare, che alimentare l’essenza preziosa di questo dono che la nostra terra ci offre.

La natura poi, nella sua semplicità, è sempre perfetta: le diverse specie presenti in passato nel territorio moglianese avevano tempi di maturazione differenti, a scaglioni, e questo permetteva ai produttori di garantire nell’arco della stagione, da giungo a settembre, il prodotto sul mercato (Lavaroni, Lorenzini, Brancia,Carraro, Settembrini.).

Bio è apprezza il lavoro fatto nel recupero della biodiversità del nostro territorio e sarà lieta di offrire ai propri clienti, appena disponibili, la possibilità di degustare le pesche che appartenevano all’antica tradizione moglianese.

Le temperature poco clementi e le gelate primaverili purtroppo quest’anno fanno ora vedere i loro effetti negativi ma ci auguriamo comunque di assaporare presto queste pesche, magari con un fresco “Bellini” home made, il cocktail di Cipriani che proprio da questo frutto ha trovato ispirazione.

Written by bioe

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